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  • Immagine del redattoreMara di Noia

Il cibo sano "ripristina" l'appetito

Sarà capitato a ognuno di noi di mangiare in modo disordinato e soprattutto cibo poco sano, industriale, ricco di additivi, conservanti, farine bianche, alcol, zuccheri e grassi di pessima qualità, eccesso di latte e derivati, carni rosse e salumi. 

Avendone sempre più voglia senza riuscire a fermarsi, “mangiando anche se non ho fame”


Questo modo di alimentarci genera un costante senso di fame, che spesso noi chiamiamo “fame nervosa”, che genera un circolo vizioso, il mangiare senza orari e sempre di più rivolto a cibo di qualità scarsa. 


Perché ci succede questo? Questo tipo di cibo genera un’infiammazione a livello ipotalamico, dove si trova il nostro senso della sazietà, nel nostro cervello. 


Quando il centro ipotalamico è infiammato, viene alterata la produzione di due ormoni, la grelina e la leptina. La grelina ad esempio,  regola l’assunzione del cibo, ne aumenta la ricerca e fa diminuire il consumo di energia (ci fa ridurre l’attività fisica). Regola il nostro senso del gusto, il metabolismo degli zuccheri, ed è l’ormone della fame

La leptina viene prodotta dal nostro tessuto adiposo, e regola il senso di sazietà, ed è quindi è l’antagonista della grelina. 


Zucche
Cibosano

Il cibo infiammatorio, l’eccesso di carni e di salumi, di zucchero, di farine bianche, di latte e derivati, di cibi che contengono additivi e conservanti, è in grado di estendere le sue azioni fino al nostro cervello, generando quella che viene chiamata infiammazione cronica, che si estende al nostro ipotalamo, che non è più in grado di rispondere in modo adeguato agli stimoli ormonali. 


Quante volte vi è capitato di sentire persone che dicono che quando stanno “facendo una dieta” (ricordo sempre che dieta significa stile di vita, quindi non siamo a dieta tutta la vita, ma prestiamo attenzione al nostro stile di vita per tutta la vita assolutamente si), semplicemente riducendo il cibo infiammatorio, non sono più in grado di mangiare quantità esagerate di cibo, in tempo breve, anche solo dopo 30-40 giorni, e dichiarano che gli si è ristretto lo stomaco” ?  


Lo stomaco non si restringe: semplicemente e meravigliosamente, il cibo adeguato, a base delle nostre magiche sette categorie, riducendo l’infiammazione cronica, riduce l’infiammazione a livello dell’ipotalamo, che ripristina la sua risposta agli ormoni grelina e leptina. 


Riducendo il grasso addominale, inneschiamo un circolo virtuoso, perché agiremo non solo sulla nostra circonferenza addominale, ma anche sulla produzione di sostanze tossiche che vengono prodotte dal grasso viscerale, che agirà ulteriormente sull’ipotalamo, aumentando l’infiammazione, e indebolendo lo stato di salute, oltre che andare ad agire sulla regolazione dell’appetito.


Stiamo alla larga dai farmaci che regolano l’appetito. Aumentano l’impatto sul fegato, che è il nostro organo depuratore, intasandolo, stimolando ad accumulare grasso (quando il fegato non elimina bene le nostre tossine è indotto a produrre grasso, che per lui è una tossina). Il centro della sazietà viene regolato in modo naturale dal cibo antinfiammatorio, e potrete notarlo dalle quantità di cibo che consumano le persone che si alimentano in modo sano.   

Tenere sotto controllo la nostra circonferenza addominale non è un canone estetico, ma è un indicatore di salute: un grasso viscerale importante è sintomo di una infiammazione sistemica che aumenta il rischio di andare incontro a patologie cardiovascolari, metaboliche, oncologiche, autoimmuni. 


Al di là delle implicazioni psicologiche correlate all’assunzione del cibo nella nostra società occidentale, alimentarci con cereali integrali, legumi e verdura di stagione, frutta, frutta secca e semi, condimenti di buona qualità e alimenti fermentati, permette di gestire l’infiammazione cronica e tutte le patologie che derivano da questa situazione, che il nostro organismo non tollera. 

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