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  • Immagine del redattoreRoberto Calcaterra

La stipsi e le sue relazioni nascoste.

La stipsi, detta stitichezza è una patologia molto diffusa nel mondo occidentale industrializzato. 


Almeno un italiano su quattro e una donna su tre soffre di questo disturbo, spesso senza provvedere a risolverlo, rassegnandosi, quasi fosse la normalità o una caratteristica personale.


Gli studi ci dicono che sette persone su dieci richiedono un consulto con lo specialista per gestire questa problematica. 


Gli studi ci dicono che sette persone su dieci richiedono un consulto con lo specialista per gestire questa problematica. 


Il non evacuare in maniera regolare in realtà espone a rischi importanti, sia anatomici (come la diverticolosi, la formazione di emorroidi e ragadi anali, la formazione di polipi), sia metabolici, dovuti al riassorbimento di sostanze tossiche che il fegato, non potendole gestire , attraverso il circolo entero-epatico riversa a sua volta nell’intestino creando un circolo vizioso.


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Stipsi
È emerso da diversi studi la relazione tra stipsi ed eventi cardiovascolari, in pratica lo scaricarsi ogni due giorni aumenta il rischio del dieci per cento, ogni tre giorni del trenta per cento, ogni cinque giorni del quaranta per cento la possibilità di sviluppare una ischemia cardiaca, anche perché la stipsi è spesso correlata alla obesità.

Le cause più comuni sono da ricercarsi nello stile di vita. Sedentarietà, scarsa idratazione, insufficiente apporto di fibre nella dieta, consumo di cibi raffinati e uso di bevande alcoliche, mancanza di esercizio fisico. 


Nel manifestarsi della stipsi, l’alimento da prendere in considerazione e assolutamente da evitare è il latte animale e tutti i suoi derivati. Oltre alla disbiosi, all’intossicazione epatica, il latte attraverso i fattori di crescita che contiene, (specie-specifici e propri della specie che produce il latte a cui è destinato) provoca eccesso di muco, ispessimento della mucosa e promuove il cosiddetto doligomegacolon. Consiste in un allungamento della lunghezza dell’intestino, con un aumento del riassorbimento idrico e la formazione di feci dure che impediscono una normale peristalsi.


Ci sono evidenze scientifiche che le donne tedesche, che consumano alte dosi di latte e derivati hanno una incidenza di megacolon molto più elevata delle donne europee.


Cambiare lo stile di vita e l’alimentazione, alla luce di quanto abbiamo evidenziato, è il primo passo per affrontare il problema.


Il secondo passo è come affrontare dal punto di vista terapeutico il problema. In realtà la stipsi è spesso indotta da una alterazione della contrattilità delle vie biliari, detta discinesia. 


Molte persone , per avere una evacuazione efficace al mattino, sono solite consumare un caffè a digiuno e fumare una sigaretta. Perché accade questo? Perché la colecisti al suo interno ospita recettori nicotinici e caffeinici, che se stimolati inducono la peristalsi.

Una regolazione della funzione della colecisti è quindi una valida proposta terapeutica.


Esiste chiaramente anche una componente somatopsichica. Il non lasciare andare le feci è sicuramente relato ad un atteggiamento rimuginatorio nella vita. Emozioni e traumi che radicati nel nostro subconscio controllano o bloccano il cosiddetto cervello enterico (cellule nervose all’interno dell’intestino, come accade per tutti gli organi). 

Il cervello enterico e il cervello encefalico, visti a livello anatomico, hanno la stessa struttura circonflessa. La strada che che li unisce è il nervo vago. Un ipertono vagale sostiene questa disfunzione, cioè una attivazione cronica di questo nervo.


La medicina ebraica chiama il colon “il cammino del perdono”. E se è vero che la colecisti è l’organo che incarna il concetto di ingiustizia, e condiziona il colon e le sue funzioni, la vera cura della stipsi è comprendere e accettare le vicende vissute come ingiuste che si sono radicate nel cervello encefalico, che attraverso la funzione vagale vanno a bloccare la colecisti, che induce a sua volta la stipsi. 

 

Perdonare, perdonarsi, lasciare andare il passato e le sue rabbie, permettere al cervello enterico di esprimere la nostra assoluta unicità, diventa non solo strumento di guarigione, bensì l’unica possibilità di un’evoluzione spirituale.  


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