Perché continuiamo a fare ciò che non funziona?

Le tentate soluzioni e il vero motore del cambiamento di Mara di Noia
Nel precedente articolo abbiamo visto che sapere cosa fare non basta per cambiare.
Ma allora perché continuiamo a ripetere comportamenti che sappiamo essere inefficaci?
Per rispondere a questa domanda è necessario introdurre uno dei concetti più affascinanti del coaching strategico: quello delle tentate soluzioni.
Il problema non è sempre il problema
Quando ci troviamo in difficoltà, la prima reazione è cercare una soluzione.
È un comportamento naturale.
Il punto è che, molto spesso, la soluzione scelta diventa parte del problema. È quello che il coaching strategico definisce tentata soluzione. Un comportamento che nasce con l'intenzione di migliorare una situazione ma che, ripetuto nel tempo, finisce per mantenerla.
È un meccanismo sorprendentemente comune.

Alcuni esempi
Pensiamo all'alimentazione.
Una persona vuole perdere peso.
Decide quindi di saltare la colazione per mangiare meno.
Arriva a sera con una fame incontrollabile e finisce per mangiare molto più del previsto.
Oppure elimina completamente pane, pasta e dolci.
Resiste per qualche giorno.
Poi cede.
E interpreta quel momento come una mancanza di volontà.
In realtà il problema non è la persona.
È la strategia utilizzata.
Lo stesso accade quando aspettiamo il momento perfetto per iniziare.
O quando ricominciamo continuamente da zero dopo ogni piccolo errore.
Sono tutti tentativi di soluzione.
Che però producono l'effetto opposto.
Il coaching strategico cambia la domanda
Molti percorsi iniziano chiedendo:
"Perché succede?"
Nel coaching strategico, invece, la domanda diventa un'altra.
Che cosa continua a mantenere questa situazione?
È una prospettiva diversa.
Perché sposta l'attenzione da ciò che è accaduto a ciò che accade ogni giorno.
Ed è proprio lì che si trova il punto in cui possiamo intervenire.
Non tutti i cambiamenti funzionano allo stesso modo
Un'altra caratteristica del pensiero strategico è che non esiste una sola modalità di cambiamento.
A volte è necessario procedere gradualmente, costruendo nuove abitudini un passo alla volta.
Altre volte serve interrompere una dinamica che continua a produrre sofferenza.
In altri casi basta modificare un piccolo comportamento perché l'intero sistema inizi lentamente a trasformarsi.
Il vero lavoro non consiste nello scegliere il cambiamento più veloce.
Consiste nello scegliere quello più efficace.
Dalla teoria all'azione
Uno dei rischi più grandi quando si parla di crescita personale è accumulare conoscenze senza trasformarle in esperienza.
Leggere.
Informarsi.
Capire.
Sono passaggi importanti.
Ma non bastano.
Il cambiamento nasce nel momento in cui iniziamo a sperimentare comportamenti nuovi.
Piccoli.
Concreti.
Ripetibili.
È lì che il coaching strategico concentra il proprio lavoro.
Una nuova responsabilità
Parlare di responsabilità, nel coaching strategico, non significa attribuire colpe.
Significa riconoscere che, anche quando non possiamo controllare tutto ciò che ci accade, possiamo imparare a modificare il nostro modo di rispondere.
Ed è proprio questa possibilità a restituirci libertà.
Perché non possiamo cambiare il passato.
Ma possiamo cambiare la strategia con cui affrontiamo il presente.
Il mio approccio
Nel mio lavoro utilizzo il coaching strategico come uno strumento per aiutare le persone a trasformare le buone intenzioni in comportamenti sostenibili.
Non lavoro soltanto sul piano alimentare.
Lavoro sul modo in cui ogni persona prende decisioni, affronta gli ostacoli, costruisce nuove abitudini e gestisce il cambiamento.
Perché il cibo, molto spesso, non è il problema.
È il luogo in cui il problema si manifesta.
Ed è proprio lì che può iniziare anche il cambiamento.



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